Il capriolo italico nella foresta di Cerreta Cognole: il nuovo centro di riproduzione regionale della Campania

Avviato il nuovo centro di riproduzione regionale del Capriolo italico nella Foresta Demaniale Cerreta Cognole, in provincia di Salerno.

La liberazione del Capriolo Italico (Foto Gabriele de Filippo)

La liberazione del Capriolo Italico (Foto Gabriele de Filippo)

Si è concluso il primo ciclo di liberazioni di capriolo italico ed ora vive e corre libero tra la natura della foresta demaniale regionale Cerreta Cognole.

Il progetto ha previsto le prime liberazioni agli inizi del 2015 raggiungendo un nucleo di 11 animali, che vengono continuamente controllati dagli zoologi dell’Istituto di Gestione della Fauna, che cura l’assistenza tecnica del nuovo centro di riproduzione regionale del capriolo realizzato dalla Regione Campania.

Il Capriolo italico è un ceppo genetico di questa specie, tipico dell’Appennino Italiano, le cui popolazioni sono estinte in buona parte del suo areale originario, ad eccezione di piccoli nuclei sopravvissuti sul Gargano, sui Monti di Orsomarso in Calabria e nella tenuta Presidenziale di Castelporziano. Un nucleo più consistente è invece presente nelle province di Grosseto e Siena, da dove provengono gli individui reintrodotti circa 10 anni fa nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che hanno ricostituito popolazioni stabili nell’area protetta costituendo attualmente l’unico nucleo selvatico presente in Campania.

Per estendere l’areale del Capriolo italico in Campania nei territori in cui era presente fino agli anni ’50, l’Assessorato all’Agricoltura e le Foreste della Regione Campania, tramite il Servizio Provinciale Territoriale di Salerno, ha realizzato un progetto di riproduzione allo stato semilibero utilizzando proprio gli spazi della Foresta Demaniale Cerreta Cognole, utilizzata in passato per la produzione di cinghiali, cervi e daini. “La Foresta Cerreta Cognole – ha affermato il direttore Adriano Di Biasedispone di personale altamente specializzato per questo tipo di attività, che ha acquisito importanti esperienze di gestione faunistica in decenni di attività e che costituiscono un patrimonio di risorse umane di cui la Regione può a ben ragione vantarsi. L’utilizzo della Foresta per la riproduzione di Capriolo italico ha richiesto un significativo impegno per la riconversione delle strutture presenti e per realizzarne di nuove”.

I nostri ricercatori – ha affermato Gabriele de Filippo, presidente dell’Istituto di Gestione della Fauna – utilizzano tecniche diverse per seguire gli animali presenti in foresta: i radiocollari, di cui sono dotati i caprioli, che trasmettono tramite onde radio le informazioni sulla loro presenza; le fototrappole, disposte in diverse zone della foresta, che si azionano automaticamente al passaggio degli animali, registrandone il comportamento; le termocamere, che consentono ai ricercatori di rilevare la presenza di animali di notte nella foresta lungo percorsi prestabiliti di rilevamento”.

Tutti gli animali liberati si sono perfettamente ambientati – come dichiara una nota – nonostante il progetto sia ancora agli inizi. Intanto si è avuta già la nascita di un primo capriolo. E sicuramente sarà di buon auspicio.

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